
Quando penso all’arte del secolo scorso mi viene spontaneo fare una serie di paragoni con il contemporaneo. Penso che proporre un linguaggio informale e risultare credibile come gli artisti del ‘900 è una battaglia persa in partenza…ma è una mia esigenza e non posso far altro che assecondarla. Hanno dato vita a qualcosa di decisamente fuori da ogni logica di quel tempo tanto che all’inizio non era solo denigrata ma talvolta bandita. Basti pensare al suprematismo russo che oggi sì possiamo trovare nei più importanti musei del mondo ma solo grazie a una serie di circostanze che hanno impedito la dispersione di un patrimonio.


Penso che non esisteva la tecnologia che ci ha portato a vivere tutto nella frazione di un niente, e che quindi non era possibile vedere cosa succedeva dall’altra parte del mondo se non raggiungendo le cosiddette capitali dell’arte , come Parigi o New York.
E che dire di Fontana che per passare dai buchi ai tagli ha impiegato ben 10 anni…oggi tutto questo sarebbe bruciato in pochi attimi, magari da un altro artista distante migliaia di km che tramite il web ne prende spunto e prosegue il tuo pensiero già domani.
Penso a tutti quei gruppi di artisti che si univano per portare avanti un pensiero dando vita a nuovi impulsi sotto il nome di un manifesto. Io li vedo come precursori di un’era commerciale del sapersi vendere, come chi oggi sa usare abilmente il web per sponsorizzare la propria mercanzia. Trovo che sia patetico sforzarsi oggi di inventarsi qualcosa di simile.
E che dire di tutti quei termini coniati per definire gli artisti che si sono succeduti alla nascita dell’arte astratta, dal suprematismo all’espressionismo astratto, segnico, lirico, poi ancora il color field ,lo spazialismo, Bauhaus, Aer brut, e ancora action painting o più comunemente dripping fino all’informale gestuale e materico, tutti comunque sotto un unico comune denominatore, arte non figurativa…c’era davvero bisogno di tutte quelle definizioni? Neppure i libri di storia riescono a fare chiarezza stabilendo i reali confini tra un movimento e l’altro, questo perché parliamo di “confini sconfinati” quando si attraversa il campo dell’astratto e dell’informale.
Ma se quei stessi artisti fossero catapultati nel mondo di oggi come vivrebbero l’arte contemporanea? Forse molti di loro avrebbero abbandonato la classica tela da appendere al muro…potrei essere convinto di questo, forse alcuni di loro farebbero altro come già facevano nella loro vita prima di dedicarsi all’arte.
Penso a chi ha creduto in loro, a quelle gallerie che hanno saputo osare e uscire dagli schemi proprio come gli artisti stessi…che magia dev’essere stata…altri tempi…oggi le gallerie non vanno più alla ricerca di artisti emergenti. D’altronde c’è anche da capirli, chi compra dipinti oggi lo fa quasi esclusivamente come forma di investimento e lo fa sull’artista storicizzato e di moda del momento. Buona parte degli altri invece si accontenta di una stampa colorata comprata dagli svedesi o in un mercatone di articoli cinesi, l’importante è che si abbini al colore delle tende; la forbice di ricchezza esisteva anche nei primi anni del 900 ma non esistevano i centri commerciali…comunque sia l’arte è un bene secondario della quale si può tranquillamente fare a meno, ma poi onestamente, chi entra più nelle gallerie? Si va sul lago d’Iseo oppure a vedere la ragazza dall’orecchino di perla più per moda che per i reali contenuti.