-SLOW MOTION, QUELL’ OSSESSIVA NECESSITA’-

E poi ti capita di sentir dire che l’arte seriale uccide la creatività…allora sorrido e penso ai tagli di Fontana, alle composizioni di Mondrian, alle campiture di Rothko, ai quadrati di Albers ,alle accumulazioni di Arman, ai dripping di Pollock, alle Marilyn di Warhol, agli astratti di Richter…il fatto è che quando si arriva a un punto della propria ricerca ritrovandosi in qualcosa di viscerale poi tutto questo si trasforma in un impulso ossessivo che ti costringe a replicarla nel tempo fino al suo naturale dissolversi.
C’è da fare poi distinzioni tra arte seriale, multipli e cicli pittorici trattandosi di mondi completamente diversi. La Pop-art ha rivoluzionato l’arte del ‘900 con un bombardamento di stampe seriali raffiguranti prodotti della pubblicità o personaggi famosi, riproduzioni seriali  spinte dalla necessità di far arrivare il messaggio del movimento. Impazzisco per la Pop-art? Assolutamente no, però è vero anche che i cartelloni pubblicitari o i manifesti strappati lungo le strade mi fanno a pensare a Warhol, Rotella o Villegle’… Diverso è il discorso per una scultura replicata a pochi esemplari in cui lo scultore ogni volta deve dedicare tanto lavoro per far riemergere un’altra copia della stessa. Io la considero comunque unica nella sua serialità, se non altro per il lungo processo di esecuzione nel replicarla. Poi esistono i cicli pittorici, cioè quelle serie di dipinti che si sviluppano sul supporto con segni e cromie distinti ma con di base la medesima struttura e soprattutto lo stesso contenuto. Le immagini  invadono la mente fino a diventare ingombranti, ossessive, asfissianti, compulsive. Lo dice uno che quelle stesse immagini ha provato a isolarle, ignorarle, a dipingerle per un lungo periodo solo con la mente per poi riscoprire che ancora oggi a distanza di tanto tempo sono ancora lì a pervadere il mio visivo emozionale…

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